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Di Geoffrey Smith e Alessandro Albano

Investing.com – Pechino dice al settore energetico cinese di tenere le luci accese “a tutti i costi”, mentre i legislatori Usa trovano l’accordo sul debito ma non sul piano infrastrutturale. Al contrario di quanto osservato in Europa, Wall Street è indicata in positivo per la prima seduta d’ottobre, mentre nell’agenda macro sono attesi i dati sul Pmi manifatturiero americano e sull’indice PCE. Ecco i principali market mover di venerdì:

1. “A tutti i costi”

Il governo cinese ha ordinato alle società di servizi pubblici del Paese di garantire consegne di energia “a tutti i costi”, dando il via libera a possibili “scontri” sul mercato globale del gas naturale vista la mancanza di forniture. 

I futures sul gas europeo hanno raggiunto i 100 euro al megawattora prima di ritracciare, ma i contratti spot sono intorno all’equivalente del prezzo del petrolio di 200 dollari al barile.

L’azione di Pechino, che arriva in un momento in cui più della metà delle regioni del Paese sta razionando i consumi, allevia la pressione sugli utenti industriali ad alta intensità energetica che hanno dovuto ridurre la produzione nelle ultime settimane. Tuttavia, senza adeguamenti ai prezzi, il settore energetico dovrà affrontare gravi perdite dal punto di vista finanziario che potrebbero richiederne la ricapitalizzazione da parte dello Stato in futuro. 

2. La Camera rinvia il voto sulle infrastrutture

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha rinviato il voto sul disegno di legge per le infrastrutture da $ 1,2 trilioni proposto da un gruppo bipartisan. I membri dell’ala più a sinistra del Congresso si sono rifiutati di sostenere il piano a meno che non venga accostato a quello più ampio da 3,5 trilioni su welfare e transizione energetica. 

Tuttavia, è stato scongiurato lo spettro dello shutdown governativo, dopo che il presidente Joe Biden ha firmato un disegno di legge che estende i finanziamenti federali fino al 3 dicembre.

 3. Borse negative

Ottobre inizia nel modo in cui settembre si è concluso, pieno di timori per l’inasprimento monetario, una compressione dei redditi dovuta all’aumento dei prezzi dell’energia e un rallentamento economico. Le notizie dalla Cina, pur alleviando la minaccia di carenze di prodotti, hanno apparentemente fatto ben poco per cambiare le cose.

Tuttavia, i futures indicano il in rialzo di 131 punti, lo in positivo di 13 punti, e in rialzo di 42 punti. A settembre, lo S&P 500 ha perso 4,8%, il Dow Jones il -4,3% e il NASDAQ Composite il -5,3%. Da seguire l’ISM manifatturiero e l’indice PCE. 

In Europa, il  perde lo 0,2%, il Cac cede lo 0,15%, il segna il -0,7% mentre Piazza Affari cede soltanto lo 0,1%. 

4. in calo 

I prezzi del petrolio risentono del piano dell’OPEC di aumentare le forniture di oltre i 400.000 barili al mese a novembre. Al momento, il Wti è in calo dello 0,8% a 74,44 dollari al barile, mentre il è in ribasso dello 0,6% a 77,88 dollari.

I dati settimanali del conteggio delle piattaforme petrolifere di Baker Hughes in seguito potrebbero mostrare che i produttori di scisto statunitensi sono stati in grado di soddisfare l’aumento della domanda globale di energia. Il conteggio degli impianti di trivellazione ha raggiunto il livello più alto da aprile 2020 la scorsa settimana, uno dei tanti indicatori che sta tornando alla sua normalizzazione dopo le oscillazioni fuori misura degli ultimi 20 mesi.





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