Di Alessandro Albano 

Investing.com – CNH Industrial (MI:) non si salva dalla crisi di semiconduttori che sta attanagliando l’economia globale, un giorno dopo l’annuncio di Apple (NASDAQ:) di un taglio alla produzione di 10 milioni di nuovi iPhone per problemi sulle forniture di chip.

Il gruppo quotato a Milano e New York ha comunicato che chiuderà “temporaneamente diversi dei propri siti produttivi di macchine agricole, veicoli commerciali e sistemi di propulsione in Europa”, come diretta conseguenza “delle interruzioni alla catena di fornitura e alla carenza di componenti chiave, in particolar modo semiconduttori”, si legge nella nota diffusa. 

La società dei veicoli industriali, spiega la stessa, rivede “costantemente i propri piani di produzione per rispondere a questo contesto altamente volatile” e programma di chiudere gli impianti interessati “per non più di otto giorni lavorativi nel mese di ottobre”, con l’Azienda che “rimane costantemente impegnata a ottimizzare le operazioni produttive al fine di rispondere alla continua forte domanda”.

Crisi chip colpisce più del Covid

Nella galassia Agnelli, anche Stellantis (MI:) sta soffrendo molto per il contesto globale dei semiconduttori che, secondo le stime della società, causerà un calo della produzione di 1,4 milioni di vetture e la riduzione di importanti siti produttivi come Cassino, Pomigliano e Melfi.

Come comunicato dal sindacato Uilm ad inizio ottobre, il sito produttivo di Mefli funzionerà per soli 6 giorni ad ottobre, con una produzione di soli 8.000 veicoli e altrettanti problemi per i 7.300 dipendenti, mentre secondo la fotografia scattata da Fim e Cisl la produzione di autovetture sarà superiore del solo 14,2% rispetto al 2020.

“Un dato – ha spiegato Ferdinando Uliano, segretario della Fim prima dell’incontro con il Mise avvenuto lunedì – che è in negativo rispetto al 2019, anno prepandemico, con un calo del 16,3% rispetto al 2019. Per la prima volta sono negativi anche i veicoli commerciali, cosa mai successa negli ultimi 12 anni”.

“La sofferenza riscontrata nei primi 6 mesi del 2021 – ha aggiunto il segretario – si è aggravata nell’ultimo trimestre causando numerosi blocchi produttivi che stanno colpendo più del lockdown del 2020”. A salvarsi, ha precisato Uliano, è il polo torinese e “in particolare la produzione della 500e, che non può fermarsi per i vincoli sul Co2, per evitare le salatissime sanzioni”.

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