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Di Alessandro Albano 

Investing.com – Il caso Evergrande (HK:) ha accelerato la correzione dell’azionario cinese già in atto da diversi mesi a seguito dell’inasprimento regolamentare e fiscale del governo cinese, con molti investitori che ora si stanno chiedendo se investire in Cina è diventato troppo rischioso.

Le preoccupazioni sembrano giustificate se si osservano, per esempio, le misure unilaterali del governo centrale contro i colossi del fintech, accusati di abuso di posizione dominante, di violazione delle norme sulla protezione dei dati personali e di altre pratiche scorrette. Inoltre, a parte le recenti iniezioni di liquidità per la debacle Evergrande, la stretta normativa ha coinciso con una politica monetaria restrittiva, diversamente di quanto avviene in Europa e negli Stati Uniti.

Dal punto di vista borsistico, ha scritto in un contributo Didier Saint-Georges, membro del Comitato Strategico di Investimento di Carmignac, “occorre chiedersi se queste cattive notizie non siano già ampiamente scontate nei prezzi”.

“In questo caso, visto che la pillola è praticamente già inghiottita, forse è il momento di “comprare al suono del cannone” (quando la situazione economica è deteriorata e le quotazioni sono basse)”, affermato l’esperto dell’asset manager francese, aggiungendo che l’abuso di posizione dominante o l’utilizzo fraudolento dei dati “non sono una prerogativa cinese”.

“Il fatto che in Cina siano gestite rapidamente, anche se in maniera autoritaria, di per sé non è una minaccia più grave per gli investitori della spada di Damocle che incombe sui colossi del web occidentali con una possibile stretta normativa”. Dal punto di vista strategico, invece, questa divergenza tra Cina e Occidente va vista “come un nuovo terreno di scontro in cui due modelli cercano di dimostrare la propria superiorità e non è certo che la Cina uscirà sconfitta”. 

Xi come Mao

L’obiettivo del presidente Xi Jinping, la cui autorità – secondo Saint-Georges – “è seconda solo a quella di Mao e che secondo la costituzione resterà in carica potenzialmente a vita”, è rendere la crescita “meno dipendente dagli investimenti” e “far decollare i consumi”. L’obiettivo, inoltre, è “ri-bilanciare la distribuzione della ricchezza”, la cosiddetta “prosperità comune”. 

A queste condizioni, per l’analista francese investire in Cina “rimane perfettamente possibile”, in quanto “l’Impero di Mezzo non vuole indebolire i suoi colossi digitali, né privarsi degli investitori internazionali”. “Sotto il profilo economico, l’obiettivo della Cina è dimostrare che il sistema politico locale permette di sfruttare l’efficacia del sistema economico capitalistico senza subirne le derive”.  

Washington/Pechino

La rivalità ideologica e commerciale sino-americana ha innescato una sorta di guerra fredda tra le due potenze economiche, forse anche prima dei dazi dell’amministrazione Trump. Tuttavia, per l’esperto francese, il vantaggio iniziale di Washington nei confronti di Pechino è ora “nettamente inferiore”. 

Nella scelta degli USA di lanciarsi in una fuga in avanti in termini di deficit, indebitamento e creazione di moneta, sottolinea Saint-Georges nella nota, “la Cina potrebbe vedere il tallone d’Achille del modello economico occidentale”, e se la Cina ha imboccato la strada della stretta creditizia al contrario degli Usa “non è solo perché il ciclo economico cinese è molto sfasato rispetto a quello statunitense”.

“Lottando sin d’ora contro i propri squilibri, la Cina può sperare di controllare il rischio futuro di instabilità finanziaria, mentre gli squilibri negli Stati Uniti continuano a peggiorare”.

Prospettive sui mercati

Ridurre l’indebitamento di un’economia già in rallentamento senza scompensi per il sistema finanziario sarà una sfida ardua per la Cina. “Si può capire che la decisione degli Stati Uniti di lasciar salire i prezzi degli asset finanziari risulti a breve termine più allettante per gli investitori”, afferma. 

Ma se la Cina riuscirà a superare la sfida, viene precisato da Carmignac, “la percezione del rischio relativo di stabilità finanziaria rispetto all’Occidente potrebbe a breve termine risultare profondamente modificata”. Quindi, “massima attenzione da parte degli investitori a lungo termine”.

In caso di successo, chiosa l’esperto, non solo le azioni delle grandi società di qualità cinesi “avrebbero un motivo in più per apprezzarsi, ma anche il renminbi e le obbligazioni sovrane cinesi ne trarrebbero beneficio”.





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